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Infezione ospedaliera dopo intervento: quando è responsabilità medica e cosa fare

  • studiolegalecarnev
  • 16 gen
  • Tempo di lettura: 4 min
infezione ospedaliera
Infezione ospedaliera dopo intervento: quando è responsabilità medica e cosa fare

Quando un intervento riuscito si trasforma in un problema grave

Ti sottoponi a un intervento chirurgico per risolvere un problema di salute. L’operazione sembra andare bene, vieni dimesso, ma dopo pochi giorni compaiono febbre, dolore persistente, secrezioni anomale. Inizia un nuovo ricovero, poi un altro. La diagnosi è chiara: infezione.

In questi casi, la prima risposta che molti pazienti ricevono è sempre la stessa: “è una complicanza che può capitare”. Ma non sempre è così.

Le infezioni ospedaliere sono eventi noti e studiati. Proprio per questo, le strutture sanitarie hanno l’obbligo di prevenirle. Quando ciò non avviene, l’infezione può trasformarsi da evento clinico a responsabilità medica risarcibile.

Capire quando questo accade è il primo passo per tutelarsi.


Cos’è la responsabilità medica in caso di infezione ospedaliera

Nel nostro ordinamento, la struttura sanitaria è tenuta a garantire non solo la cura, ma anche la sicurezza del paziente durante il ricovero e l’intervento chirurgico.

Questo significa:

  • ambienti idonei

  • protocolli di sterilizzazione

  • controllo del rischio infettivo

  • monitoraggio post-operatorio

  • tempestività nella diagnosi e nella terapia

Quando un’infezione si sviluppa durante o dopo un intervento, la responsabilità medica può configurarsi se la struttura non riesce a dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenirla.

Il paziente deve dimostrare:

  • di aver subito un danno

  • che l’infezione è collegata al ricovero o all’intervento

Sarà poi la struttura a dover provare che l’evento fosse inevitabile.


Infezione ospedaliera dopo intervento chirurgico: quando diventa colpa

Non tutte le infezioni sono automaticamente colpa di qualcuno. La differenza sta nella evitabilità dell’evento.

Un’infezione può essere indice di responsabilità medica quando:

  • compare in assenza di particolari fattori di rischio

  • è legata a carenze igieniche o organizzative

  • deriva da strumenti non correttamente sterilizzati

  • non viene diagnosticata o trattata tempestivamente

  • peggiora per errori nella gestione post-operatoria

I casi più delicati riguardano:

  • infezioni della ferita chirurgica

  • infezioni da protesi

  • sepsi post-intervento

  • infezioni contratte in terapia intensiva

In tutte queste situazioni, solo una valutazione medico-legale consente di stabilire se l’infezione fosse evitabile e quindi risarcibile.


Le infezioni più comuni in ospedale

Durante un ricovero o un intervento chirurgico, alcune infezioni sono più frequenti e, in alcuni casi, possono essere imputabili a negligenze o carenze nella struttura:

  • Klebsiella – batterio resistente che può provocare polmoniti, infezioni urinarie e setticemie, soprattutto in pazienti con cateteri o ventilazione assistita.

  • Stafilococco aureo resistente (MRSA) – causa comuni infezioni delle ferite chirurgiche e della pelle.

  • Escherichia coli – provoca infezioni urinarie e del sangue, spesso nei pazienti con cateteri.

  • Pseudomonas aeruginosa – presente in ambienti ospedalieri, può causare infezioni respiratorie e delle ferite, soprattutto nei reparti intensivi.

  • Clostridium difficile – responsabile di coliti associate all’uso di antibiotici, frequente dopo ricoveri prolungati.

Se contratte durante il ricovero, queste infezioni possono dare diritto al risarcimento se si dimostra che la struttura non ha adottato misure preventive adeguate.


Cosa dice la Cassazione sulle infezioni ospedaliere

La Corte di Cassazione ha chiarito più volte come debbano essere valutate le infezioni ospedaliere ai fini della responsabilità medica.

In particolare, con la sentenza n. 28991 del 2019, la Cassazione ha stabilito che l’infezione contratta durante un ricovero o dopo un intervento chirurgico non può essere considerata automaticamente una complicanza inevitabile.

Secondo la Corte, la struttura sanitaria è responsabile se non dimostra di aver adottato tutte le misure preventive, organizzative e igieniche idonee a ridurre il rischio infettivo.

Questo principio è fondamentale perché:

  • sposta l’attenzione dall’errore del singolo medico

  • valorizza l’organizzazione complessiva della struttura

  • rafforza la tutela del paziente

In altre parole, non è sufficiente affermare che “poteva succedere”: la struttura deve dimostrare che non poteva essere evitato.


Gli errori che fanno perdere il risarcimento

Molti pazienti hanno un caso potenzialmente fondato, ma perdono la possibilità di ottenere un risarcimento per errori iniziali.

I più frequenti sono:

  • aspettare troppo prima di agire

  • non richiedere subito la cartella clinica completa

  • fidarsi delle rassicurazioni informali della struttura

  • sottovalutare i primi sintomi dell’infezione

  • affidarsi a perizie non specialistiche

  • rivolgersi a professionisti non esperti in responsabilità medica

Il tempo è un fattore decisivo: più si aspetta, più diventa difficile dimostrare il nesso tra intervento e infezione.


Cosa fare subito se sospetti un’infezione ospedaliera

Se hai sviluppato un’infezione dopo un intervento chirurgico, è importante agire con metodo e lucidità.

I primi passi da compiere sono:

  • raccogliere tutta la documentazione sanitaria

  • conservare referti, lettere di dimissione e prescrizioni

  • evitare accordi o dichiarazioni affrettate

  • richiedere una valutazione tecnica del caso

Solo dopo un’analisi medico-legale è possibile stabilire se esistono i presupposti per un’azione risarcitoria e quali sono le reali possibilità di successo.

👉 La scelta corretta è richiedere una valutazione del caso.


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Domande frequenti (FAQ)

Un’infezione dopo un intervento è sempre responsabilità medica?

No. L’infezione è risarcibile solo se era evitabile o se è dipesa da carenze organizzative, igieniche o cliniche della struttura sanitaria. Ogni caso va valutato singolarmente.

Quali sono i termini di prescrizione per agire?

In genere, il diritto al risarcimento per responsabilità medica si prescrive in 10 anni nei confronti della struttura sanitaria e in 5 anni nei confronti del singolo medico. Tuttavia, il momento da cui decorre la prescrizione può variare in base al caso concreto, per questo è importante non attendere.

Serve una perizia medico-legale per ottenere il risarcimento?

Sì. La perizia medico-legale è fondamentale per accertare il nesso tra l’infezione e il ricovero o l’intervento chirurgico e per valutare se l’evento fosse evitabile.

Posso agire anche contro una struttura sanitaria privata?

Sì. Le regole sulla responsabilità medica valgono sia per le strutture pubbliche che per quelle private.

Il consenso informato firmato prima dell’intervento esclude la responsabilità?

No. Il consenso informato non copre errori, negligenze o carenze organizzative. Non giustifica un’infezione evitabile.

È possibile ottenere un risarcimento anche se non è stato necessario un nuovo intervento?

Sì. Anche senza un ulteriore intervento chirurgico, l’infezione può aver causato un danno biologico, un peggioramento della salute o un prolungamento delle cure, tutti elementi risarcibili.


Un’infezione ospedaliera non è solo una complicanza clinica.

Quando è evitabile, può rappresentare un danno grave e risarcibile.

Valutare correttamente il caso è essenziale per capire se esistono i presupposti per una responsabilità medica.


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