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Errore diagnostico e diagnosi tardiva: quando può sorgere una responsabilità sanitaria

  • studiolegalecarnev
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min
errore diagnostico
Errore diagnostico e diagnosi tardiva: quando può sorgere una responsabilità sanitaria

Nel rapporto tra medico e paziente, la fase diagnostica riveste un ruolo fondamentale. Una diagnosi tempestiva consente di avviare cure adeguate e di limitare l’evoluzione della patologia. Al contrario, una diagnosi tardiva può incidere in modo significativo sulle possibilità terapeutiche e sugli esiti clinici.

Non ogni ritardo diagnostico integra automaticamente una responsabilità sanitaria. Tuttavia, quando il comportamento del sanitario si discosta dalle regole della buona pratica clinica, può sorgere una responsabilità risarcitoria, come chiarito nel tempo dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione.


Cos’è l’errore diagnostico

L’errore diagnostico può consistere:

  • nell’omessa individuazione di una patologia

  • nella sottovalutazione di sintomi rilevanti

  • nel mancato approfondimento diagnostico

  • nell’errata interpretazione di esami o referti

Nel caso della diagnosi tardiva, la malattia viene riconosciuta, ma in una fase avanzata, quando le possibilità di cura risultano ridotte rispetto a una diagnosi tempestiva.


Quando il ritardo diagnostico assume rilievo giuridico

Affinché una diagnosi tardiva possa assumere rilevanza sul piano della responsabilità sanitaria, è necessario valutare:

  • le conoscenze scientifiche disponibili al momento dei fatti

  • i protocolli e le linee guida applicabili

  • la specificità del quadro clinico del paziente

Il giudizio non si fonda sull’esito finale della malattia, ma sulla condotta del medico e sulla sua conformità alle regole dell’arte medica.


Il nesso causale tra ritardo diagnostico e danno

Elemento centrale nei casi di diagnosi tardiva è l’accertamento del nesso causale, ossia il collegamento tra il ritardo nella diagnosi e il danno subito dal paziente.

Non è sufficiente dimostrare che la diagnosi sia arrivata tardi. Occorre verificare se una diagnosi tempestiva avrebbe consentito:

  • una cura più efficace

  • una prognosi migliore

  • una concreta possibilità di guarigione o di sopravvivenza


La Cassazione n. 28991/2019: il criterio della probabilità logica

Con la sentenza Cass. civ., Sez. III, n. 28991/2019, la Corte di Cassazione ha ribadito che il nesso causale deve essere valutato secondo il criterio della più elevata probabilità logica.

La Corte ha chiarito che:

  • non è richiesta la certezza assoluta dell’esito evitabile

  • è sufficiente dimostrare che una diagnosi tempestiva avrebbe verosimilmente inciso sull’evoluzione della malattia

  • il giudizio deve basarsi su elementi scientifici e clinici concreti


Diagnosi tardiva e perdita di chance: la Cassazione n. 18392/2017

Un ulteriore profilo rilevante è quello della perdita di chance, affrontato dalla Cass. civ., Sez. III, n. 18392/2017.

Secondo la Corte:

  • il ritardo diagnostico può determinare la perdita di una concreta possibilità di guarigione o di sopravvivenza

  • la chance deve essere seria e apprezzabile, non meramente ipotetica

  • il danno è risarcibile anche se non si può dimostrare che il paziente sarebbe certamente guarito

Questo orientamento è particolarmente significativo nei casi di diagnosi tardiva di patologie oncologiche.


Diagnosi tardiva e patologie oncologiche

Nei casi di malattie oncologiche, il tempo rappresenta un fattore decisivo. Un ritardo nella diagnosi può comportare:

  • la necessità di trattamenti più invasivi

  • la riduzione delle opzioni terapeutiche

  • il peggioramento della prognosi

La valutazione giuridica si concentra sull’idoneità del comportamento sanitario a incidere concretamente sull’evoluzione della malattia.


Quando è opportuno richiedere una valutazione legale

Può essere utile rivolgersi a un professionista quando:

  • i sintomi sono stati ripetutamente sottovalutati

  • gli accertamenti diagnostici sono stati ritardati o omessi

  • la diagnosi è intervenuta in fase avanzata senza spiegazioni plausibili

  • vi sono dubbi sulla correttezza del percorso clinico

L’analisi della documentazione sanitaria consente di valutare se sussistano i presupposti per una responsabilità sanitaria.


FAQ sulla diagnosi tardiva e responsabilità sanitaria

La diagnosi tardiva comporta sempre responsabilità medica? No. È necessario accertare che il ritardo sia evitabile e che abbia inciso concretamente sul danno subito dal paziente.

È necessario dimostrare che il paziente sarebbe guarito? No. È sufficiente dimostrare che una diagnosi tempestiva avrebbe aumentato in modo apprezzabile le possibilità di cura o di sopravvivenza.

Il danno da perdita di chance è risarcibile? Sì, se la possibilità perduta è concreta e giuridicamente apprezzabile.

Chi deve provare il nesso causale? L’onere della prova spetta al paziente, anche attraverso presunzioni e valutazioni medico-legali.

La responsabilità riguarda solo il medico? No. In molti casi può essere coinvolta anche la struttura sanitaria.


La diagnosi rappresenta uno snodo fondamentale del percorso di cura. Quando il ritardo è evitabile e incide negativamente sulle prospettive del paziente, il diritto offre strumenti di tutela fondati su criteri rigorosi e consolidati. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha delineato un quadro chiaro che consente di valutare, caso per caso, se una diagnosi tardiva possa assumere rilevanza giuridica.




 
 
 

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